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Quadro_macro

 

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Quadro macroeconomico

La Giordania è annoverata dall’OCSE tra i paesi a reddito medio-basso.

La sua popolazione, di poco superiore ai 6 milioni di abitanti, ha un reddito medio pro-capite di circa 5.400 dollari (a parità di potere d’acquisto – PPP).

Il Paese è scarso di materie prime, se si escludono potassio e fosfati, non possiede petrolio e dispone solo di limitate riserve di gas e soffre per la scarsità di acqua.  Recentemente, tuttavia, sono stati scoperti importanti giacimenti di uranio, sui quali sono in corso importanti attività esplorative e la cui estrazione potrebbe iniziare nel 2013.
Si stanno inoltre esplorando le potenzialità per lo sfruttamento degli scisti bituminosi, mentre è stata avviata l’esplorazione di nuovi giacimenti di gas.

Il tessuto industriale è ancora poco sviluppato.

Le aree coltivabili sono limitate e l’agricoltura partecipa a poco più del 3% del PIL.

La popolazione è per l’80% concentrata nei centri urbani ed è per il 70% al di sotto dei 29 anni; con un tasso di crescita demografica costante del 2,2%, si prevede si raggiungeranno i 7 milioni di abitanti entro il 2015.

In un contesto regionale caratterizzato da una continua instabilità, l’economia giordana è riuscita a mantenere una robusta e costante crescita nel decennio precedente, sintomatica di una capacità di sfruttare circostanze favorevoli quali una condizione di stabilità politica ed economica unica nell’area, una politica economica fortemente riformista ed aperta agli investimenti esteri e agli scambi, un buon livello dei servizi essenziali (telefonia, comunicazioni, vivibilità urbana ecc), la disponibilità di personale qualificato grazie all’elevato livello medio dell’istruzione universitaria, la capacità di porsi come “trampolino” per gli USA (grazie all’accordo di libero scambio) e l’Iraq.

Questi fattori permettono alla Giordania, malgrado le limitate dimensioni del suo mercato interno, di proporsi con sempre maggior convinzione come un “hub” per l’intera regione del Medio Oriente e Nord Africa, specie nel settore dei servizi, di attrarre ingenti investimenti esteri e di registrare flussi di trasferimenti assai significativi, sotto forma di rimesse degli emigrati e di Aiuto Pubblico allo Sviluppo.

Forte il rallentamento della crescita registrato dal 2009 (2,3%), a causa di vari fattori aggravati dagli effetti della “primavera araba”, a partire da inizio 2011. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, nel biennio 2011-2012 la crescita del PIL dovrebbe attestarsi rispettivamente al 2,5% ed al 2,9%, per poi riprendere moderatamente vigore negli anni successivi.
Prioritario per il Regno rimane il controllo delle finanze pubbliche: dopo i primi sette mesi del 2011, con un surplus fiscale di 693,5 milioni di dinari (grazie tuttavia ad oltre un miliardo di dinari di aiuti internazionali), il debito pubblico si attesta sugli 11.462,8 milioni, pari al 56,6% del PIL).

A fine agosto 2011, le riserve in valuta estera ammontano a ben 11,6 miliardi di dollari, in leggero calo (di circa 600 milioni) rispetto a fine 2010.

La creazione di lavoro, soprattutto per i giovani, costituisce l’altra priorità delle autorità giordane: il tasso di disoccupazione a fine settembre 2011 è pari al 13,1% in crescita rispetto al 12,5% di fine 2010.
L'indice dei prezzi al consumo, dopo la drastica diminuzione nel corso del 2009 (-0,7%) e la ripresa nel 2010 (5%), nei primi nove mesi del 2011 ha avuto un incremento medio del 4,8%.

Positivo il "business climate" e forte il grado di apertura dell'economia: l’"Index of Economic Freedom" del 2011, elaborato dal Wall Street Journal e dalla Heritage Foundation, posiziona la Giordania 38° su 180 Paesi.

Tuttavia, il Regno perde posizioni nella classifica della competitività globale, passando dal 65° al 71° posto su 142 Paesi,  nel relativo rapporto stilato dal World Economic Forum per il 2011-2012.


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